Valencia Marathon by Stefania Placenza

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Stefania Placenza è tesserata da pochi giorni con la Podistica Torino,  leggiamo nel suo curriculum podistico che in 4 anni ha portato a termine 13 maratone. La sua prima a novembre 2012 con soli due mesi di corsa sulle spalle, prima di allora aveva praticato una miriade di sport ma mai a livello agonistico. Milano, Roma, Praga, New York, Parigi, Dublino Barcellona e Boston  alcune delle maratone corse tra il 2013 e il 2016, fino ad arrivare all'ultima: 20 novembre 2016 Maratona di Valencia dove Stefania stabilisce il proprio PB con uno strepitoso 03:18:12. Le sensazioni e le emozioni provate da Stefania sono racchiuse nel suo racconto.

 

La mia Valencia marathon

Le lacrime ci hanno messo quasi 33 ore per scendere. Hanno aspettato che aprissi la porta di casa lontane da volti, urla e frastuoni.

Si conclude così la mia avventura a Valencia, con un risultato a cui segretamente ambivo ma che non avrei mai realisticamente immaginato.

Dopo Boston sentivo che era arrivato il momento di cambiare qualcosa. La stanchezza che mi trascinavo non era solo quella della fatica provata durante una gara che mi aveva lasciato poco, essendo evidente (almeno a me), che la nota amara rimasta sulla lingua non dipendesse esclusivamente da un percorso insidioso o da una giornata quasi estiva.

E per capirlo, mi è toccato fermarmi un attimo, ascoltare corpo e mente, quantificare la determinazione rimasta, raccogliere il coraggio, e con una buona dose di umiltà resettare tutto e ricominciare quasi da capo.

Così ho fatto. Era il mese di Giugno. Il piazzale della cascina dove mi alleno oramai da anni era quasi deserto. Pur essendo lo stesso luogo lo scenario si presentava completamente diverso rispetto a quello a cui ero abituata.

Le decine e decine di iscritti del martedì lasciavano il posto alle pochissime unità del lunedì. Il vociare al silenzio, ed il cazzeggio alla professionalità fatta persona: il nuovo coach.

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Mi saluta. Abbasso lo sguardo. Parlo il minimo indispensabile. Voglio solo essere un numero. In una parola destrutturo per ristrutturare affidandomi senza riserve per giorni, settimane che diventano poi mesi, sotto lo sguardo vigile ed attento di chi ha saputo farmi trovare il coraggio di spostare l’asticella del limite verso l’alto, nel breve come sulle lunghe distanze.

I primi risultati non tardano ad arrivare. Dopo poco mi classifico inaspettatamente IX assoluta in una 7 km a cui mi ero iscritta per spirito di squadra e nulla piĂą.

Nel mentre perdo peso e trovo qualche nuovo amico da aggiungere ai volti noti che lentamente rimpinguano il nuovo gruppo migrando incuriositi.

L’estate, la spensieratezza, il caso o una diversa predisposizione mi regalano anche la voglia di legarmi affettivamente ad un uomo che forse non ha ben compreso l’importanza rivestita malgrado il poco tempo. O forse il tempo è stato tanto. Non importa. Chi mi conosce sa quanto poco mi lasci incantare. L’augurio più grande che possa fargli oggi che tutto è andato perduto, è che quel tanto non arrivi a quantificarlo mai, per non scontrarsi un giorno con un rimpianto. Amen.

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Tornando a noi, una fastidiosa quanto dolorosa distorsione non mi impedisce di chiudere una 30 Km ad un passo medio per me impensabile, così come non influenzano la mia determinazione gli accertamenti richiesti dal Centro di Medicina Sportiva per il riscontro di valori a loro parere allarmanti su un ECG, successivamente smentiti da esami approfonditi di uno specialista. Anzi due.

E con questo carico di esperienze, emozioni, stress, love e quant’altro mi ritrovo a Valencia, in momento in cui fra tutti i pensieri che mi balenavano per la testa, l’ultimo della lista era proprio quello della gara.

Conoscevo bene la città e non avevo ansia di visitarla, ma la confusione generata da un gruppo troppo numeroso non favoriva la concentrazione, e sul finire di una giornata trascorsa a passeggio, una leggera apprensione mi si è affiancata.

Non volevo buttare alle ortiche un lavoro durato mesi, così mi sono ritirata in camera ed in qualche modo sono riuscita a recuperare, merito anche di una pessima connessione wi-fi che mi ha isolato dal mondo.

Ed arriva la mattina della gara. Contrariamente alle volte precedenti non ho rispettato alcun rituale se non quello di nutrirmi in un determinato modo. Non ho indossato neanche la divisa, preferendo la comodità, ai colori di una squadra in cui per vari motivi mi riconosco sempre meno, e raccolti in adunata raggiungiamo l’area della partenza utilizzando le navette, non senza difficoltà.

Il cielo si dipinge di un rosa intenso. Impossibile non fermarsi a contemplarlo assorti ma la maratona chiama, ed in una gara che conta poco meno di 20 iscritti, l’organizzazione si rivela pessima da subito. Lo sparo infatti sopraggiunge mentre ancora dobbiamo entrare in griglia tanta era la confusione.

Inadeguato soprattutto il numero di servizi igienici che originavano situazioni che lascio immaginare. Ne ho contati solo una ventina. Fortuna che c’erano i cespugli di oleandro a cui affidarsi.

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Comincio a correre più di quattro minuti dopo. Ho accanto Mario ed Enrico. Il primo correrà con me fino al 26°, il secondo (più veloce) lo perdo quasi subito per poi superarlo al 12°.

Della gara non ho molti ricordi se non quello di aver chiesto continuamente strada tipo nave rompighiaccio, aprendomi un varco per mantenere un passo medio che ho aumentato strada facendo dopo aver verificato il mio sorprendente stato di forma.

Durante uno degli ultimi allenamenti avevo deciso di tentare un azzardato 4’45” a Km, ma il mio coach guardandomi in faccia mi aveva detto: CREDICI. E lo ha detto convinto.

Ed io ci ho creduto. Perso Mario ad un ristoro ho aumentato l’andatura fino a chiudere gli ultimi Km a 4’30” senza accorgermene.

Non so dire se la confusione intorno a me che frenava la mia corsa sia stata una fortuna od una penalità. Forse se avessi osato di più e da subito mi sarei bruciata invece di dosare bene le energie, fatto sta che la scritta finish è arrivata in un momento in cui ne avevo ancora e tanto.

La vista dell’Oceanografico distante. I cartelli degli ultimi Km. I runners stremati in parte. La folla che incita chissà chi o che cosa. La musica ad alto volume. Lo speaker che tiene banco. L’acciottolato sotto le suole. Una curva a destra e subito dopo una a sinistra. Il tappeto blu come l’acqua ai lati della passerella su cui corro. La vibrazione della stessa sotto il peso dei miei passi. Il “bip” che rileva il mio passaggio. Ed il crono che indica: 3h18’12”.

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Lo spengo. Accenno a malapena un sorriso soddisfatto che in quel momento non regalo a nessuno se non a me stessa. Ed aspetto lui.

“La felicità è reale solo se condivisa”.

Sipario.

Commenti  

#2 Benincasa Marco 2017-01-27 17:46
Benvenuta anche da parte mia in questa società. La stranezza che ho trovato nel tuo racconto è data dal fatto che giorni fa il nostro amico orange Luca Taronna ha raccontato la sua Valencia Marathon e dai racconti di entrambi sembra che l'abbiate fatta una in un senso l'altro in quello inverso!!! Ognuno vive quei momenti in modo diverso comunque complimenti per il tempo, per me ormai sono un ricordo!!! Con questa società comunque andrai ancora piu' forte!!!
#1 Genta Marco 2017-01-27 17:07
Innanzitutto benvenuta!
Ci terrei però a sottolineare il mio pieno disaccordo in merito alle tue critiche all'organizzazione, avendo anche io partecipato quest'anno: di servizi igienici ce n'erano davvero una marea, ben dislocati nelle varie aree ma soprattutto tu accenni allo start dato con gente che doveva ancora "ingrigliarsi"... beh scusa, l'oario dello start è stato reso noto una decina di mesi prima, se la gente non si presenta puntuale devono ritardare tutti?
Non ha senso, sta al buon senso di ognuno arrivare per tempo, le griglie erano ben segnalate con percorsi alternativi per raggiungerle...
E' stata un'ottima organizzazione, parere peraltro condiviso anche dal ns compagno Luca Taronna che ha anche lui partecipato quest'anno.

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